Buffoni

18 09 2008

Rieccoci.

Scrivo ad orario insolito perchè a casa “in malattia”, cosa che odio perchè di norma quelle tre volte in 6 anni che sono stata a casa in ufficio scoppia un casino.

Ed eccoci, dunque, di filato al motivo del titolo di questo post, tutto dedicato a quei due furboni che sono i “capi” della mia azienda: due Buffoni, per l’appunto, e con la maiuscola.

Sono due anni che ci amministrano e hanno avuto poche idee e molto stupide. Ogni loro passo è un passo falso, e non solo all’interno della nostra azienda, ma anche nei loro accordi commerciali (le voci circolano, e sappiamo quante caxx..te fanno).

Sono due anni che se ne fregano dello stato dell’azienda, di quello che l’azienda produce (a mala pena sanno di cosa ci occupiamo), delle difficoltà nei rapporti interni generati dal LORO comportamento irresponsabile, del fatto che quelli che possono (e tipicamente sono anche gli uomini dai 90.000 euro l’anno in su) li prendono in giro, peraltro con poca fatica, camuffando e nascondendo i veri motivi di crisi, e sono due anni che fanno finta di amministrarci convocando a caso e nei modi più vari fantomatiche riunioni alle quali o non partecipano o se partecipano dicono cose che farebbero rabbrividire un impiegato di medio livello qualsiasi (cioè quelli come me).

In queste simpatiche riunioni si evidenziano i problemi (di solito sono i loro sodali che li evidenziano, ne hanno interesse perchè vedono nuove opportunità di carriera…sigh!), loro li enunciano con enoooorme stile e poi concludono: si deve risolvere il problema! Frase lanciata ad una platea di norma composta da circa 20 persone che allibite si chiedono “coooome?”. E chi lo sa!

E che cavolo! Ma il mondo può essere in mano a simili Buffoni?

C’è chi dice che la nostra azienda è lo specchio dell’Italia: basta avere dei soldi, magari ereditati, per sentirsi dei grandi manager e fare danni uno dietro l’altro, che avranno ricadute sulle vite di circa 150 persone.

Ed è triste sapere che manager capaci si sono proposti per risistemare delle aree della società e i Buffoni hanno rifiutato: a fare idiozie sono bravissimi da soli.

Chiudo, mi sta venendo una tremenda incazzatura.





Riso Amaro

21 04 2008

Il traumatico ritorno ha avuto strascichi notevoli e devo ammettere che io ho fatto la mia bella parte per deteriorare i rapporti con le persone che, mio malgrado, mi ruotano intorno.

La persona oggetto dei miei strali è l’amico storico della Reginetta, il mentore di Callisto e il pianista dell’azienda. E’ la persona curiosa che si intriga dei fatti di tutti, con una certa sufficienza….non sia mai che qualcuno sospetti della sua curiosità. E’ il Pettegolo che sparla di tutti con la Reginetta, che tenta di manipolare i finti amici, che non fa altro che provare a gonfiare le situazioni e spingere gli altri alla rottura.

Egli è l’Amaro Ubriaco.

Amaro.

La nostra “amicizia” è nata da uno scontro, violento, a seguito del quale ha iniziato il suo gioco idiota del “ti ignoro platealmente”. Poi ha capito che la mia fiducia poteva rimanergli utile per i suoi giochetti.

Adesso mi chiedo: sono stupida veramente oppure, sapendo da sempre che la sua amicizia nei miei confronti è sempre stata solo strumentale, ho solo fatto buon visto a cattivo gioco?

Boh! Lo so che tutte le sue stupide moine (che hanno effetto su BlueBelle e Banderuola, forse) sono solo un modo per irretire. Sono sempre stata al gioco, così come sto al gioco di Mohammed quando gli faccio credere che lui è il migliore, solo perchè ho una tale stima di me da pensare che è inutile umiliare e scoprire il gioco di chi si crede di star fregando il prossimo.

Oggi mi sono chiesta più volte se questo atteggiamento di superiorità, che in fondo consente a tutti di raccontarmi le loro cavolate, non sia in realtà interpretato come segno di debolezza e stupidità.

L’Amaro, ad esempio, potrebbe pensare che tutto ciò che mi racconta e tutte le sue considerazioni sullo stato delle cose, i suoi giudizi su Bifidus e il suo entourage, facciano breccia (ma non la faranno davvero?) nella mia testa. In realtà, quando mi parla, io so esattamente che vuole montarmi contro i suoi obiettivi, e cerco di stare attenta. Tutto ciò, però, può annacquare il mio giudizio sulle situazioni. Perciò, in fondo, l’Amaro potrebbe arrivare al suo scopo e io, che penso di essere superiore a certe influenze, potrei rimanere fregata dalla mia autostima.

Amaro adesso è nella fase “ti ignoro platealmente”. Oggi, che avrebbe dovuto essere il giorno della consacrazione dell’inizio del gioco, gli è andata un pò storta.

Intanto, da quando ho capito che stava per iniziare il gioco ho deciso che io con una persona così non dovrei avere niente da spartire, e a ben guardare non voglio neanche farlo. L’unico motivo che mi ha spinta a mantenere i rapporti è stata la paura dell’isolamento: credo che sia l’unica spiegazione plausibile. D’altra parte Amaro è molto vicino a tutti coloro che dividono lavoro e ufficio con me.

Ma, venerdì, improvvisamente, ho appunto realizzato che con lui non ho nulla in comune, non condivido le sue opinioni, non mi piace il suo modo di pensare. Odio la gente come Amaro: sono anni, ormai, che lo sento parlar male di tutti coloro che “non fanno niente” salvo poi continuare a passeggiare per i corridoi e provocare la gente che lavora, mostrando quanto egli sia privilegiato nel non fare nulla, assolutamente nulla.

E’ di questi giorni il suo strombazzare ai quattro venti che ha staccato il telefono della sua scrivania, e che ha deciso di non leggere neanche le e-mail aziendali. Insomma, se hai bisogno di Amaro, visto che non puoi telefonargli e non puoi scrivergli, gli parli….E se lui decide di non parlarti perchè gli stai sulle palle (di solito accade a tutti coloro che, amici o non, hanno bisogno del suo intervento lavorativo), allora ti attacchi.

Così come mi sono attaccata io oggi. Così come si è attaccato Mohammed quando Amaro ha deciso di NON consegnargli il telefono aziendale solo perchè “mi sta sulle palle e io con quello non ci parlo”, salvo poi profondersi in biasimo e sparlamento generale quando Mohammed ha giustamento salito la gerarchia per ottenere il telefono.

Oggi mi sono attaccata, dicevo. Perchè oggi ho deciso di prendere l’occasione favorevole al volo e traslocare. E avrei anche avuto bisogno di Amaro e dei suoi servigi generali ma mi sono volutamente attaccata.

Però, con un’unica mossa ho dato fastidio ad almeno 4 persone:

Amaro – non potrà più spiare le mie attività, le mie telefonate e dimostrarmi platealmente quanto mi ignora…io non ci sono. Sono nel mio privato ufficio. Da sola. E tu, mio caro Amaro, non entri.

Callisto ed Er Figo – visto che la loro polemica nei miei confronti continua, e visto che continua la mia nei loro (navigano – chattano – passeggiano – scommettono – scherzano – cantano), li ho lasciati soli, mi sono tolta dal loro livello, mi sono sottratta ai loro scaricabarile. Da oggi posso legittimamente comunicare con loro solo via e-mail, evitando di dirgli di persona le cose ed essere mandata a quel paese ripetutamente…insomma, dopotutto sono sempre il loro capo! E, last but not least, al mio posto gli ho rifilato er Monnezza, che loro odiano profondamente.

Er Figo in solitario – gli ho tolto il suo rifugio peccatorum. L’ufficio nel quale imboscarsi quando la situazione si fa complicata.

Monnezza – cià! Mi stava fregando! Meno male che venerdì ho riempito la scrivania nuova con un pò di roba personale. Stamattina Monnezza aveva già piazzato la sua roba su di essa. Sono riuscita a resistere e gli ho fregato il posto solitario che aveva puntato: ufficio da solo – prestigio assicurato.

Monnezza è così: non è nessuno, non lo sopporta nessuno, ma per darsi un tono sta in ufficio da solo, se può scegliere tra il piano alto e il piano basso sceglie l’alto (ma lo rimettono sempre in basso), se gli si chiede qualcosa lui “E’ IMPEGNATO” e non si degna di rispondere neanche.

L’ufficio solitario mi è stato di aiuto, anche se all’inizio mi ha un pò intristito il fatto di non essere più parte di una squadra. Ma è venuto proprio nel momento della mia massima intolleranza verso gli altri e ho evitato ai miei compagni di ufficio di doversi sorbire un’altro giorno di acidità.

Ho avuto dimostrazione che da sola produco il doppio, mi concentro di più e non sono soggetta alle negatività esterne.

Oggi, però, all’inizio della giornata ho raggiunto un livello di repulsione verso tutta lo Zoo incredibile, solo durante il periodo del Grande Impostore ho raggiunto tali livelli, anche se allora almeno avevo l’appoggio di tutti.

Il livello di repulsione ha prodotto una brama incontrollabile: continuavo a fissare il mio cellulare pregando perchè qualcuno (K – A – chiunquealtroavessequalcosadaproporre) chiamasse.

Chiamate. CHiamate. CHIAmate! CHIAMATEMI!!! E proponetemi qualcosa, Cacchio!

Io scappo subito, vengo via subito.

CHIAMATEMI.





La riscossa del Barbarossa

18 03 2008

Il Barbarossa è un tracotante consulente di un’azienda consorella, piccola ma bella (?), che dovrebbe aiutare a sviluppare del software per la nostra Azienda, dal passato glorioso e dal futuro …incestuoso (??).

Il Barbarossa è un tipo sveglio, grintoso ma parecchio borioso.

Insomma, qualcuno dei piani alti, che di certe cose (proprio quelle cose che la mia Azienda vende) non capisce nulla, gli ha fatto qualche apprezzamento sul suo lavoro. Ecco che, dunque, da allora il Nostro si crede DIO e si dimena e si muove con pachidermica leggerezza in un mondo che ormai lo odia.

Chiariamo subito che per il Barbarossa la sottoscritta ha molta simpatia e apprezza le sue qualità migliori: l’essere sempre pronto e reattivo, la collaborazione e l’aiuto, la disponibilità. Non apprezza, invece, i lati oscuri del suo carattere, che vengono fuori quando è rapito dalla smania della prima donna.

Ormai, in ufficio, quando arriva si aprono le acque. Tutti i colleghi fanno largo, scompaiono, lo evitano e cambiano i loro percorsi, una volta tanto non browniani.

Io, invece, lo accolgo con la gentilezza e l’affabilità che ogni ospite merita, lo supporto, gli fornisco gratuiti consigli di strategia per consentirgli di tirare la testa fuori dalla melma nella quale spesso si butta da sè. Purtuttavia, quando il Barbarossa si agita dinanzi ai miei clienti vendendo per un piatto di lenticchie il mio lavoro, anch’io sono presa dall’Amore universale verso la sua Persona e inizio ad infliggergli i colpi bassi in cui sono maestra da lungo tempo. La mia vera specialità.

Oggi, mentre furoreggiava la sua Stella e mostrava a sé e al mondo quanto fosse bravo, bello e spiritoso, ha inanellato un “non hai capito”, “si, è come ho detto io” (tre millisecondi prima aveva detto il contrario!), “facciamo tutti ciò che chiedete” ( ma non dovresti solo sviluppare software e lasciare agli altri, che ti pagano, la libertà di decidere cosa fare?) e via di questo passo, ammutolendo tutti gli astanti del suo personale spettacolo.

E io non mi sono trattenuta dal fargli due molto acide battute.

Il mio Capo (Il mitico Lepido Infidus), infine, per stemperare prende le parti del Barbarossa (eh si, lo spirito di gruppo è sempre stato la nostra forza!) e tutto finisce a tarallucci e vino.

Conclusioni: devo tacere (ma và!) e fare come Lepido, sfruttare le situazioni apparentemente negative a mio vantaggio e capire, una volta per tutte, che il Barbarossa soffre di qualche forma di inferiorità o di ansia da prestazione che lo induce a fare il vuoto intorno a lui.

La prossima volta gli offro il caffé, di nuovo, come sempre…tanto io dimentico, ma il puzzo lo sento lo stesso.





Promesse da marinaio

18 03 2008

Il mio ufficio è un posto davvero simpatico, stimolante per le menti fertili e pieno di gente disponibile.

I colleghi che lo popolano apparentemente appertengono alla più varia umanità, sembrano simpatici e aperti e cercano di mettere i nuovi arrivati (nuovi arrivati….i visitatori, mica nuovi assunti!) a proprio agio.

Apparentemente.

In realtà si tratta di una nutrita marmaglia di varia umanità, impossibile da classificare. Fauna irrealistica di un mondo irreale dove si smaterializza e si vende fumo, a tutti i livelli e in tutti i piani.

Ad esempio, tra tutti, oggi parlerò di un simpatico ragazzetto quarantenne con cui condivido l’ufficio (insieme ad altri due) di cui ovviamente non dirò il nome. Diciamo che si chiama….Callisto.

Callisto ha sempre vissuto lì, da che ha memoria. Assunto a 20 anni, vi è rimasto per altrettanti all’ombra dei maximi livelli, che tuttora venera come dèi.

Callisto è un bravo ragazzo, senza grilli per la testa, senza ambizioni, senza distrazioni femminili. Callisto, però, ha seri problemi con il tempo. Direi che è un dislessico temporale. Non rispetterebbe una scadenza, su cui spesso egli stesso si impegna, neanche se crollasse il mondo. E poi, Callisto, è un tipo che fa le cose con calma. Arriva in ufficio oltre l’orario di tolleranza, va a pranzo prima degli altri e torna per ultimo. In compenso spesso tira tardi. E quando esce non è infrequente vederlo tornare indietro perchè ha dimenticato le chiavi, il badge, il portafogli, i documenti, il libretto degli assegni….

Oggi ho trovato Callisto già in ufficio. “Eh sì, cara mia, oggi ho fatto presto, non vedi come sono bravo?” . “Certo, Callisto – rispondo – sei proprio bravo, vedo che stai già rendendo la tua giornata produttiva. Hai già letto metà del giornale!”

Il giorno passa lento, quindi, per Callisto, tra una telefonata urlata, il solito foglio excel spacca-mente che puntella da due mesi, i siti delle donnine, i commenti sulle ragazze e un paio di ore di sano pettegolezzo con i suoi antichi e fidati amici.

Certe volte mi chiedo quale potrebbe essere il suo apporto reale in un giorno di lavoro se decidesse di lavorare con concentrazione per almeno 5 ore…e quale potrebbe essere l’apporto di noi “coinquilini di stanza”, che dobbiamo soccombere quotidianamente al suo fare ciarliero e scomposto, con grave compromissione della nostra, di concentrazione.

In fondo, rispetto al livello generale, Callisto è anche simpatico….