Il Barbarossa è un tracotante consulente di un’azienda consorella, piccola ma bella (?), che dovrebbe aiutare a sviluppare del software per la nostra Azienda, dal passato glorioso e dal futuro …incestuoso (??).
Il Barbarossa è un tipo sveglio, grintoso ma parecchio borioso.
Insomma, qualcuno dei piani alti, che di certe cose (proprio quelle cose che la mia Azienda vende) non capisce nulla, gli ha fatto qualche apprezzamento sul suo lavoro. Ecco che, dunque, da allora il Nostro si crede DIO e si dimena e si muove con pachidermica leggerezza in un mondo che ormai lo odia.
Chiariamo subito che per il Barbarossa la sottoscritta ha molta simpatia e apprezza le sue qualità migliori: l’essere sempre pronto e reattivo, la collaborazione e l’aiuto, la disponibilità. Non apprezza, invece, i lati oscuri del suo carattere, che vengono fuori quando è rapito dalla smania della prima donna.
Ormai, in ufficio, quando arriva si aprono le acque. Tutti i colleghi fanno largo, scompaiono, lo evitano e cambiano i loro percorsi, una volta tanto non browniani.
Io, invece, lo accolgo con la gentilezza e l’affabilità che ogni ospite merita, lo supporto, gli fornisco gratuiti consigli di strategia per consentirgli di tirare la testa fuori dalla melma nella quale spesso si butta da sè. Purtuttavia, quando il Barbarossa si agita dinanzi ai miei clienti vendendo per un piatto di lenticchie il mio lavoro, anch’io sono presa dall’Amore universale verso la sua Persona e inizio ad infliggergli i colpi bassi in cui sono maestra da lungo tempo. La mia vera specialità.
Oggi, mentre furoreggiava la sua Stella e mostrava a sé e al mondo quanto fosse bravo, bello e spiritoso, ha inanellato un “non hai capito”, “si, è come ho detto io” (tre millisecondi prima aveva detto il contrario!), “facciamo tutti ciò che chiedete” ( ma non dovresti solo sviluppare software e lasciare agli altri, che ti pagano, la libertà di decidere cosa fare?) e via di questo passo, ammutolendo tutti gli astanti del suo personale spettacolo.
E io non mi sono trattenuta dal fargli due molto acide battute.
Il mio Capo (Il mitico Lepido Infidus), infine, per stemperare prende le parti del Barbarossa (eh si, lo spirito di gruppo è sempre stato la nostra forza!) e tutto finisce a tarallucci e vino.
Conclusioni: devo tacere (ma và!) e fare come Lepido, sfruttare le situazioni apparentemente negative a mio vantaggio e capire, una volta per tutte, che il Barbarossa soffre di qualche forma di inferiorità o di ansia da prestazione che lo induce a fare il vuoto intorno a lui.
La prossima volta gli offro il caffé, di nuovo, come sempre…tanto io dimentico, ma il puzzo lo sento lo stesso.
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